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FORECAST
23 febbraio 2009
di Alberto Battaglini

Usa: la crisi potrebbe tagliare le ali anche all’F-35

Domande e congetture si moltiplicano a dismisura e rimbalzano come fossero palle di biliardo che toccano con forza le sponde. Lo scenario non è quello rilassato e silenzioso di una sala biliardo dove gli sfidanti confrontano le loro qualità bensì quello più preoccupato e concitato che caratterizza da qualche mese ogni ufficio della pubblica amministrazione americana. I tagli nella P.A. ci saranno. A impegnarsi in questo senso è stato lo stesso presidente Usa Barack Obama che in più occasioni ha sottolineato la necessità di aggredire la crisi economica, che potrebbe essere catastrofica se non adeguatamente gestita, con misure concrete tra quali vi è appunto la riduzione della spesa pubblica. Con le dovute attenzioni e limitazioni anche i settori strategici, come quelli per la Difesa e per la Sicurezza nazionale dovranno versare il loro “obolo” alla causa primaria del riassetto economico della nazione. Cosa prevede allora il programma di bilancio per il settore Difesa per il 2010 ?
Non ci sono ancora certezze sull’entità delle riduzioni ma è certo che la scure scenderà su tutte e quattro le Forze Armate. E allora diventa quasi scontato immaginare che saranno ridotte, quanto meno, le acquisizioni di mezzi e materiali per quanto siano già state definite da contratti, cancellati e/o rinviati a data da definire programmi minori, prolungata la vita operativa di alcune linee di mezzi (velivoli, navi, carri armati, veicoli e sistemi d’arma di varie tipologie, etc.) e diminuita la dipendenza energetica attraverso la lotta agli sprechi e il ricorso a fonti alternative. Il presidente Obama e il suo team hanno discusso molto con i vertici militari per rivedere congiuntamente le priorità dei programmi e delle acquisizioni di sistemi d’arma e il modo per finanziarli stante la pressione finanziaria. Ma al momento non è trapelato nulla. C’è dell’ovvio se si ipotizza che uno scenario di discussione potrebbe aver riguardato il programma Joint Strike Fighter e il suo “frutto”, l’ F-35. Ed è ancora più ragionevole immaginare, con i presupposti di cui sopra, che l’enorme quantità di risorse dedicate al programma potrebbe essere rivista, tagliando ad esempio parte della extra quota che il Pentagono avrebbe voluto acquisire per rendere più omogenee le linee di volo. Ovvero rinunciare ad alcuni gruppi di volo di F-22 Raptor a favore di una identica quantità di JSF, come riportato in uno dei precedenti numeri di Atlante.
Nel grigiore di queste previsioni una buona notizia: il primo di tre gruppi di volo di F-35 - con almeno 59 aerei – sarà costituito presso la base aerea di Eglin (Florida), tra il 2010 (arrivo del primo velivolo) e il 2013 (consegna del cinquantanovesimo). Più precisamente 24 di questi F-35 saranno assegnati all’Aeronautica militare, 20 al corpo dei Marines (decollo corto e/o verticale) e i rimanenti 15 alla Marina. I nuovi velivoli saranno meno rumorosi degli F-18 e F-22 che attualmente operano nella citata base di Eglin e questo aspetto di non poco conto dovrebbe consentire alla Marina di ottenere dalla comunità locale il consenso di costituire il Centro di addestramento per propri piloti di F-35, portando il numero dei velivoli a 113 unità. Nel caso la comunità locale dovesse impedire la costituzione del Centro, la Marina, con ogni ragionevole certezza, opterebbe per la stazione aerea del corpo dei Marines (Marine Corps Air Station) di stanza a Beaufort (South Carolina), dove è già operativo un centro addestrativi ed un gruppo di volo della Marina.



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