Nell’area del Golfo c’è un nuovo
partner commerciale per gli Usa
21 luglio 2006
L’Oman è entrato a far parte del ristretto club dei Paesi che sono legati agli Usa da un trattato di libero commercio. Nell’area del Mondo arabo e del Medio Oriente, per ora, i privilegiati sono Israele, Giordania, Bahrayn e Marocco.
Questo accordo è considerato importantissimo dalle amministrazioni statunitense e amanita perché prevede la cancellazione totale delle tasse doganali su tutti i beni di servizio e di consumo che verranno scambiati tra i due Paesi, eccezion fatta per tessili e abbigliamento che subiranno una leggera tassazione che dovrebbe essere abolita nell’arco di dieci anni essendo questo un settore sensibile per gli Stati Uniti e uno dei settori per cui maggiormente esporta l’Oman. Anche gli scambi nel settore agricolo saranno tassati ancora per qualche anno.
L’approvazione della nuova area di libero commercio con l’Oman è arrivata venerdì 21 luglio, al completamento del normale iter legislativo statunitense. La camera bassa americana, similmente a quanto accaduto un mese fa al senato, ha approvato solo con un leggero scarto (221 contro 205 voti) il progetto di legge. E’ stato soprattutto l’aspetto della sicurezza ad aver ostacolato la ratifica dell’accordo che prevede, tra l’altro, che alcune operazioni nei porti americani siano affidate a società con sede nel Paese del Golfo. Molti deputati, di entrambi gli schieramenti politici, hanno sottolineato i rischi che correvano i porti statunitensi nell’affidare operazioni economiche a società con sede nell’Oman.
Anche alcuni mesi fa un appalto a una compagnia di Dubai per gestire la sicurezza in vari porti americani aveva provocato una rivolta in Congresso e messo in imbarazzo l’amministrazione Bush con gli Emirati Arabi Uniti, un alleato chiave nel Golfo Arabo per Washington. L’accordo sui porti alla fine era saltato. Stavolta, invece, malgrado i 205 voti contrari, l’intesa è riuscita a passare. Questo accordo darà alle società americane (secondo alcuni quotidiani americani, critici verso l’accordo, a beneficiarne saranno soltanto le grandi corporations) numerose occasioni di investimento nel piccolo Sultanato guidato, dal 1970, da Qabus bin Sa‘id, soprattutto in settori in continua crescita come le comunicazioni, l’informatizzazione o le banche. Il Presidente Bush si è detto particolarmente entusiasta di questa approvazione da parte del Congresso e ha affermato che tale accordo non farà che assicurare maggiore sicurezza agli Stati Uniti perché “rafforza le relazioni con un Paese amico come l’Oman oltre che fornire numerose occasioni di investimento e di arricchimento agli imprenditori e ai lavoratori americani […] Questo è un nuovo passo verso la creazione di un Medio Oriente senza dazi, una grande area di libero commercio tra Stati Uniti e Paesi della regione, entro il 2013”.
Secondo Ahmad al-Dib, sottosegretario del ministro del Commercio e dell’Industria dell’Oman, “gli Usa saranno il mercato privilegiato per le industrie che stanno sorgendo a Sohar”. Nella città industriale di Sohar, infatti, Mascate ha già investito qualcosa come 12 miliardi di dollari, creando vari complessi produttivi soprattutto concernenti fertilizzanti, polipropilene, alluminio ecc. In entrambi i Paesi si aspetta un notevole aumento degli investimenti. Già nel 2005 gli scambi sono giunti a 1miliardo di dollari. Per la Banca Centrale dell’Oman gli Usa hanno esportato nel 2005 nel sultanato per 538,7 milioni di dollari mentre l’Oman ha fatto giungere negli Usa merci per 327,2 milioni di dollari.
Marco Hamam
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