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Democrazia incompiuta
31 luglio 2008
I diritti umani e libertà di base sistematicamente violati

Nazione più estesa dell’Africa, secondo fornitore di gas dell’Europa, l’Algeria ottiene una valutazione etica di B++ 63,7, in linea con quella di altri Paesi emergenti come Argentina, Bielorussia, Brasile, Marocco, Malesia, Romania, Russia e Sudafrica. Il suo consolidato sistema politico – voto 9 – è virtuoso solo sulla carta. L’Algeria è una repubblica dove, in teoria, le elezioni si svolgono liberamente e il potere giudiziario è indipendente. Dove le Organizzazioni
non governative, anche quelle straniere, possono operare seppure con qualche limitazione e l’indice di Gini sulla distribuzione della ricchezza è pari a 35.

Più aderente alla realtà è la valutazione relativa
al capitolo sui diritti umani: 5,29. I diritti
e le libertà di base sono sistematicamente violati. Trattamenti inumani e degradanti sono all’ordine del giorno, così come carcerazioni e arresti arbitrari. La libertà di movimento all’interno e all’esterno del Paese è
strettamente limitata. La pena di morte è ancora in vigore e può essere comminata persino per reati ordinari, anche se dal 1993 non ci sono state esecuzioni. Afine 2007 il Paese ha votato a favore della risoluzione
Onu sulla moratoria sulle esecuzioni capitali ma dall’inizio dell’anno circa cento persone sono già state condannate a morte, quasi tutte per reati connessi al
terrorismo. L’unica religione ammessa è quella islamica. Le piccole minoranze cristiane ed ebraiche non hanno vita facile, come dimostra la vicenda dell’educatrice Habiba Kouider, in attesa di un processo per “proselitismo cristiano”.

La crescente influenza dei fondamentalisti si ripercuote sulla politica. Di recente il ministro dell’Interno,
Yazid Zerhouni, ha fatto chiudere diversi luoghi di culto non islamico. Le minoranze etniche presenti in Algeria, tra tutte quella berbera, sono discriminate a livello economico, sociale, culturale ed educativo.
Oltre 90mila rifugiati, la maggior parte dei quali di origine sarai, vivono in condizioni precarie nella città di Tindouf, nel sud est dello Stato.

Nel Paese, uno dei maggiori luoghi di transito degli emigranti africani in viaggio verso l’Europa, aumentano ogni anno i fenomeni legati alla tratta di esseri umani, come la riduzione in schiavitù e lo sfruttamento
della prostituzione di donne e bambini. La libertà di stampa, poi, è assai limitata. Secondo Reporter senza frontiere, nel 2007 i giornalisti algerini hanno potuto lavorare in condizioni di relativa calma, visto che i procedimenti giudiziari e le violenze non hanno
raggiunto i livelli degli anni precedenti. Ciononostante,
la censura è persistente: i media continuano a subire pressioni indirette e il settore audiovisivo
non è affatto pluralista. Nell’ultima classifica di Rsf Algeri si trova in 123ª posizione.

Passando alla situazione sanitaria, dalla valutazione emerge un quadro contraddittorio. Da una parte alcuni indicatori positivi: l’aspettativa media
di vita, di oltre 73 anni, è elevata; la stragrande maggioranza dei bambini viene vaccinata entro il primo
anno; il 99% della popolazione urbana e l’81% di quella rurale ha accesso ai servizi igienici. Dall’altra una serie di dati negativi: la spesa pubblica per la sanità non supera il 6% del Pil; oltre il 15% dei neonati
nasce sottopeso e la mortalità infantile raggiunge il 43 per mille. Anche per quanto riguarda l’istruzione troviamo
dati disomogenei. Oltre il 90% dei 15-24enni è istruito. Il tasso di iscrizioni all’università, però, non supera il 30% e la spesa pubblica per l’istruzione è inferiore al
6% del Pil.

Passando alla terza voce dell’analisi, quella
sul lavoro - voto 5,62 - la situazione non migliora. Il tasso di disoccupazione, nel 2007, si è attestato al 14,1%. La spesa pubblica per le pensioni si colloca tra il 6% e il 12% del Pil, quella totale per la scurezza sociale tra il 10 e il 20%. I principali standard internazionali in materia di lavoro sono stati ratificati
ed esistono normative nazionali per farli applicare.
Manca, però, un sistema capace di far rispettare queste leggi che, dunque, sono di fatto disattese. Il diritto di
associazionismo sindacale, per esempio, è stato riconosciuto ma non è adeguatamente tutelato. Stesso
problema per lo sfruttamento della manodopera minorile: proibito sulla carta è di fatto ancora molto diffuso, anche se il Governo sta cercando di arginarlo. Al momento, comunque, non c’è nessun contenzioso aperto con
l’International Labour Office.

Arrivati all’ambiente, quarta “materia” della nostra pagella etica, troviamo un altro voto insufficiente – 5 – e molte contraddizioni. L’Algeria dispone di un’agenzia nazionale che si occupa di ambiente, ha pubblicato di recente un rapporto nazionale
sull’argomento, ha elaborato una strategia per
lo sviluppo sostenibile basata sull’Agenda 21 delle Nazioni Unite e aderisce al protocollo di Kyoto, alla convenzione sulla diversità biologica e al protocollo
di Cartagena sulla biosicurezza. Le emissioni di gas serra pro capite, tuttavia, sono troppo elevate. La quota derivante da fonti rinnovabili è inferiore al 4% del fabbisogno energetico totale. Le aree protette coprono solo il 5,1% del territorio nazionale e i consumi d’acqua sono elevati.

Tra i principali problemi ambientali, al momento, troviamo
l’avanzata della desertificazione e l’inquinamento. I cambiamenti climatici stanno aumentando i problemi di approvvigionamento idrico e amplificando gli squilibri
nell’accesso a questo bene primario. Per soddisfare una domanda di acqua in costante salita, a causa della
crescita demografica ed economica, il Governo ha da poco lanciato un ambizioso programma, stanziando
7 miliardi di dollari per costruire bacini di raccolta, stazioni di pompaggio, condotte e altre infrastrutture
di base. Il numero di automobili in circolazione, raddoppiato dal 2004, incide sempre più sulla qualità dell’aria delle città tanto che il Comune di Algeri, a metà maggio, ha proclamato il suo primo blocco del
traffico.

La valutazione è negativa anche per la voce trasparenza, corruzione e terrorismo. Algeri aderisce alle 12 convenzioni internazionali in materia di lotta al terrorismo e non figura nella lista dei Paesi e territori non cooperativi del Fatf-Gafi. Ciononostante si trova in
fondo all’indice sulla percezione della corruzione di Transparency International, in 99ª posizione con un punteggio di 3 decimi. Un recente rapporto pubblicato della sezione locale di Transparency denuncia che la corruzione ha raggiunto tutti i livelli. Dalla pubblica amministrazione locale alle grandi aziende come la Sonatrach, la compagnia petrolifera statale, epicentro
di clientelarismi e scambi di tangenti.

Favorevole all’indipendenza del Sahara Occidentale, inoltre, l’Algeria è il principale crocevia delle
armi destinate al Fronte Polisario
, il movimento che si batte per l’autodeterminazione contro il Marocco.

L’ultimo capitolo dell’analisi, dedicato all’uguaglianza di genere, ottiene un voto sufficiente: 6,6. Il 92% delle
donne algerine partorisce assistito da personale qualificato. Il 64% di quelle in età fertile (tra 15 e 49 anni) usa contraccettivi. Il rapporto tra i sessi per iscrizioni alle scuole primarie e alle università è
paritario. Meno equilibrata, invece, è la proporzione
del reddito percepito: lo stipendio medio delle lavoratrici è un terzo di quello dei colleghi maschi. La rappresentanza femminile in parlamento, infine, è limitata al 6%.



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